Siamo vivi per un pizzico di sale. La salinità del
Mediterraneo regola il clima mondiale
di Vittorio Canuto, Nasa, New York, N. Y.
(pubblicato il 14 febbraio 1996 su TuttoScienze)
IN un precedente articolo abbiamo visto l'esistenza, la natura e gli effetti
climatici del "correntone", il tapis roulant che, formatosi nei mari
del Nord Atlantico, si snoda attraverso gli oceani del globo trasportando calore
e sale (nella letteratura inglese è noto come Conveyor Belt, che noi
abbreviamo in CB).
Nei pochi mesi che sono trascorsi, la letteratura scientifica si è
arricchita di nuove ricerche sul CB ed è quindi doveroso rivisitare il
problema, anche perché uno dei risultati più interessanti è dovuto a due
oceanografi italiani, Artale e Pinardi.
Il CB ha un flusso equivalente a 100 Rio delle Amazzoni (quest'ultimo
corrisponde a 0,2 milioni di metri cubi al secondo); le sue acque sono in media
8°C più calde di quelle che scorrono verso il Sud; trasporta 1,2 petawatt di
calore (1 PtW corrisponde a un milione di miliardi di watt; per mettere questo
numero in prospettiva, ricordiamo che ciò corrisponde allo 0,7 per cento
dell'energia solare, 175 PtW).
Questo sistema di riscaldamento naturale rende l'Atlantico del Nord 4°C più
caldo delle corrispondenti latitudini nel Pacifico e questa è la ragione del
clima moderato di cui gode l'Europa Occidentale. Per esempio, la temperatura
invernale a Bodo (Norvegia) è di -2°C mentre a Nome (Alaska) e' di - 15°C.
Differenza non proprio trascurabile. Dati questi fatti, va da sé che qualora il
CB dovesse attenuarsi o ancor peggio spegnersi, l'Europa diventerebbe
invivibile.
Abbiamo già discusso il fatto che durante l'ultima glaciazione, il CB
rimase spento per riaccendersi quando questa finì 10.000 anni fa. Ricordiamo
infine che la civiltà, come la conosciamo oggi sorse nello stesso periodo, con
l'avvento dell'agricoltura.
Che cosa potrebbe spegnere il CB? L'influsso di una grande quantità di
acqua dolce. Basterebbe che una Invincibile Armada di Iceberg avesse la pessima
iniziativa di sciogliersi nei mari del Nord. Ciò abbasserebbe la salinità
del CB tanto da fargli perdere la densità
necessaria per farlo sprofondare iniziando il circuito terrestre. L'acqua
dolce galleggia invece di sprofondare negli abissi e il sale è assai più
efficiente a densificare l'acqua di quanto non lo sia l'abbassamento della
temperatura che segue l'evaporazione ed emissione del calore del
CB.
Fatta questa diagnosi, la domanda naturale diventa: quant'acqua dolce basta
per infiacchire il CB? La risposta è apparsa a novembre nella rivista inglese Nature
a firma dell'oceanografico tedesco Stefan Rahmstrof dell'Università di Jiel.
In generale, brutte notizie. Il metodo usato è quello consacrato negli
studi sul caos: si studia il comportamento di un sistema dinamico, il CB, in
funzione di un parametro di controllo, in questo caso l'ammontare di acqua
dolce.
Ecco i risultati:
1) un flusso pari ad 1/6 del flusso del Rio delle Amazzoni spegnerebbe la
corrente del Labrador ma questo evento è preceduto da quello che i teorici del
caos chiamano una biforcazione di Hopf: il CB comincia a oscillare con un
periodo di 22 anni, la variazione nella sua portata d'acqua è di i 3 (milioni
di metri cubi al secondo) e la corrispondente variazione della temperatura e' di
0,2°C. Vale la spesa sottolineare che tutto ciò succede con un flusso di acqua
dolce di 1/6 (delle nostre unità, il Rio delle Amazzoni), una perturbazione a
prima vista minima a un sistema che porta in media 100 di tali unità. [Delicatino,
il CB]
2) se ora ci pentissimo di aver "dolcificato" troppo il CB e
tornassimo indietro, se gli sottraessimo l'acqua dolce che gli abbiamo dato,
cosa succederebbe? Il CB non ritorna al suo stato iniziale, si accontenta di
trasportare non 100 ma 75 Rio delle Amazzoni, il che tecnicamente si dice che
corrisponde a un'altro stato di equilibrio. [Permaloso, questo CB]
3) se aumentassimo l'afflusso di acqua dolce e arrivassimo ad 1/4,
toccheremmo il punto senza ritorno. Di lì in poi il sistema precipita e un
ulteriore, piccolissimo aumento lo spegne del tutto, addio Europa, fra le altre
cose. Dunque il CB ha più di uno stato di equilibrio (75 e 100), soffre di
fibrillazioni dal periodo di 22 anni e il tutto avviene con perturbazioni che,
tutto sommato, sembrano innocue rispetto alla sua maestosa portata.
Da dove può venire una perturbazione? Oltre che dagli iceberg, potrebbe
essere causata dallo scioglimento del ghiaccio artico che a sua volta potrebbe
essere causato da un aumento globale della temperatura dovuto all'effetto serra?
La risposta è no. Il volume d'acqua artica è sui 20-30 milioni di milioni di
metri cubi. Per ottenere il flusso necessario lo scioglimento dovrebbe avvenire
in 10-15 anni. Ma anche se ciò dovesse succedere, il CB si spegnerebbe perché
il nostro è assai lento a reagire, impiega centinaia non decine di anni.
Qui arriva lo studio degli oceanografi Artale (Enea) e Pinardi (Cnr)
condotto in collaborazione con due colleghi americani, Hecht e Holland. Lo
studio dimostra per la prima volta che se il Mediterraneo dovesse staccarsi
dall'Atlantico, il CB si spegnerebbe in meno di 200 anni. La cosa più
sorprendente è che il Mare Nostrum sembrerebbe incapace di infliggere danni
significativi al maestoso CB, ed invece non è così. Perché?
Il Mediterraneo è un mare che,
causa la grande evaporazione, è assai salato e quindi all'uscita da Gibilterra,
apporta alle acqua atlantiche un "densificatore" quanto mai
efficiente, il sale. Toglietegli questo sale e il CB non regge a lungo.
Il risultato degli studiosi italiani ha chiare implicazioni climatiche su scala
mondiale. Perturbazioni mediterranee possono avere effetti su tutta l'Europa,
cortesia del CB, ma c'è di più. Infatti, lo spegnersi e accendersi del CB ha
effetti globali. Studi recenti sul ghiaccio antico della Groenlandia hanno
dimostrato che nel periodo in cui il CB era spento, il contenuto di metano
dell'atmosfera era minimo. Poiché le sorgenti di metano alle alte latitudini
erano congelate o sotto ghiaccio, l'unica sorgente erano i Tropici. Il fatto che
si sia trovato poco metano dimostra che anche queste regioni erano assai secche.
Ricordiamo che il metano è un fattore dell'effetto serra e quindi del clima.
Quindi: Mediterraneo, CB, clima globale, una tela di ragno destinata a
infittirsi sempre di più.

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